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giovedì 14 gennaio 2021

Presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2020

 I Corsi di Laurea in Area Politologica e il Corso di Laurea Magistrale in Governance Euromediterranea delle Politiche
Migratorie, in collaborazione con i Dipartimenti di Storia, Società e Studi sull’Uomo e di Scienze Giuridiche dell'Università del Salento organizzano, per venerdì 29 Gennaio alle ore 18.30, la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2020, curato dal Centro Studi e Ricerche Idos (Roma). La presentazione si svolgerà su piattaforma (bit.ly/dossierimmigrazione2020unisalento) e durante tutta la durata della stessa sarà possibile scaricare gratuitamente il Dossier dal sito www.dossierimmigrazione.it.

 Il Dossier Statistico Immigrazione, giunto alla 30esima edizione, rappresenta la più longeva e importante pubblicazione statistica sul tema migratorio nel nostro Paese. Anche quest’anno rinnova l’impegno ad analizzare il fenomeno migratorio a partire dai dati statistici ufficiali, affidandone l’analisi e l’interpretazione a una pluralità di strutture e soggetti, ciascuno secondo la propria specifica prospettiva: dal mondo scientifico e accademico a quello dell’associazionismo e del volontariato, da un’ottica internazionale ed europea a una nazionale e regionale. Al pluralismo degli autori e dei punti di vista si unisce quello delle fonti, grazie al ricorso a una vasta e diversificata serie di dati e informazioni provenienti dagli archivi amministrativi, ma anche da ricerche sul campo e indagini qualitative.

Nel Dossier il “caso italiano” è collocato nel contesto internazionale ed europeo ed è analizzato tanto rispetto agli arrivi dall’estero, quanto in connessione alla “nuova” emigrazione italiana. Il volume si apre con la dimensione internazionale ed europea, per poi esaminare le caratteristiche strutturali dei flussi e delle presenze degli immigrati in Italia, i processi di inserimento, integrazione e partecipazione, il contributo dell’immigrazione al lavoro e all’economia nazionali. Chiudono il Dossier i capitoli dedicati ai singoli contesti regionali e territoriali e un’ampia appendice statistica.

 A presentare i dati del 2020 sarà Antonio Ricci del Centro Studi e Ricerche Idos. All’incontro prenderanno parte: Silvia Maglietta, Assessora ai Servizi Sociali, Accoglienza, Accessibilità, Pari opportunità, Diritti civili del Comune di Lecce, Mariano Longo, Direttore del Dipartimento di Storia Società e Studi sull’Uomo, Luigi Melica, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Eliana Augusti, Presidente Corso di Laurea in Governance Euromediterranea delle Politiche Migratorie, Daniele De Luca, Presidente Corsi di Laurea di Area Politologica, Antonio Ciniero, Università del Salento e Redazione regionale Centro Studi e Ricerche Idos, Azmi Jarjawi, Dipartimento Politiche Migratorie CGIL – Puglia, Stefania Gualtieri, Fondazione Emmanuel e Maria Rosaria Faggiano, Camera degli Avvocati Immigrazionisti  Pugliesi – Lecce. 

 

lunedì 3 settembre 2018

Parte a Lecce il nuovo CdL in Governance Euro-Mediterranea delle Politiche Migratorie


«Negli ultimi anni l'enorme aumento dei flussi di migranti che si riversano sulle coste italiane e sui confini europei ha determinato la crisi del modello attraverso il quale il fenomeno migratorio è stato regolato. Allo stesso tempo ha svelato l'urgenza di nuove figure professionali in grado di cogliere e conseguentemente di gestire la sua complessità. Appare quindi necessario definire nuove strategie di governance che, da un lato, tengano conto dei diversi profili - giuridici, sociali, economici, storici e geografici - coinvolti; e che, dall'altro, siano finalizzate a realizzare società inclusive, consapevolmente interetniche e interculturali.

Per il raggiungimento di questo obiettivo è necessario un ripensamento profondo dei percorsi formativi universitari all'interno dei quali leggere le trasformazioni in atto ed offrire le risposte adeguate non solo a livello sovranazionale e nazionale, ma anche locale. Il CdSM in Governance euro-mediterranea delle politiche migratorie nasce da questa consapevolezza. Proposto dal Dipartimento di Scienze Giuridiche, ma pensato per intercettare un ampio bacino di utenza (non solo tra i laureati in scienze giuridiche), il corso si apre al contributo didattico e scientifico degli altri dipartimenti per offrire un'offerta formativa innovativa, multi e interdisciplinare, capace, quindi, di coagulare intorno la tema della governance euromediterranea delle politiche migratorie insegnamenti dal taglio giuridico, economico, politico- sociale e storico.

Al tal fine l'offerta formativa, in linea con gli obiettivi della classe di laurea LM-90, prevede un percorso che, partendo dalla definizione giuridica della governance euromediterranea, in ambito comunitario (IUS/14), statale (IUS/08), sovrastatale (IUS/21), locale (IUS/10) e internazionale (IUS/13), si apra allo studio delle questioni economico-politiche, storiche e sociologiche legate al fenomeno migratorio nell'area euro-mediterranea.

Finalizzato a formare esperti nella governance del fenomeno migratorio, tanto a livello locale, quanto a livello nazionale, sovranazionale e transnazionale, il CdSM intende fornire ai suoi studenti gli strumenti necessari per leggere la complessità del fenomeno migratorio, attraverso insegnamenti di carattere storico, economico, geografico, sociologico, e per comprendere le strategie giuridico-politiche attivate per il suo controllo sia sul piano teorico, sia sul piano pratico.

L'offerta formativa prevede, infatti, lo svolgimento di tirocini e stage presso le realtà impegnate sul territorio nell'attività di accoglienza ed integrazione, e la partecipazione ad un laboratorio di euro-progettazione che ha il compito di assicurare gli strumenti necessari per promuovere progetti in materia di immigrazione anche facendo ricorso alle risorse europee.

Gli sbocchi occupazionali che il CdSM intende garantire sono diversi ed investono il piano locale, nazionale e sovranazionale. I suoi laureati potranno infatti accedere alle istituzioni pubbliche nei ruoli di funzionari e dirigenti amministrativi in ambito ministeriale, regionale, locale; ai quadri delle istituzioni sovrastatali con funzioni di elevata responsabilità (Unione Europea, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Consiglio d'Europa); alle organizzazioni non governative attive in campo umanitario; ed infine alle cooperative che lavorano nel settore dell'accoglienza, dell'integrazione (SPRAR, CAS, CIE, HOTSPOT).

L'attivazione di un nuovo corso di laurea magistrale in Governance euro-mediterranea delle politiche migratorie risponde a precise esigenze territoriali. Sebbene infatti la gestione del fenomeno migratorio sia un problema europeo e nazionale, sulle regioni e sui comuni ricade la responsabilità di definire il sistema di accoglienza, primaria e secondaria, che fa capo, con competenze diverse, ai CIE, ai CAS, agli SPRAR, e di offrire i primi servizi sociali rivolti all'integrazione e alla garanzia dei diritti degli immigrati.

Il Salento, da sempre terra di frontiera, e ora, per l'instabilità dell'area mediterranea, al centro delle rotte migratorie, ha quindi enormemente bisogno di esperti in grado di comprendere il fenomeno migratorio e di dare un contributo qualificato agli enti locali e alle realtà cooperative impegnate sul territorio nel sistema dell'accoglienza e dell'integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo e protezione internazionale. A tal fine il loro pieno coinvolgimento (attraverso l'istituzione di un “Comitato di indirizzo”), da un lato, permetterà che il corso risponda realmente alle esigenze del territorio, dall'altro consentirà di creare un ponte diretto tra CdSM e mercato del lavoro, con la possibilità per i futuri studenti di svolgere tirocini e stage presso le strutture convenzionate.
Ulteriori informazioni sono reperibili al seguente link: https://www.unisalento.it/didattica/cosa-studiare/corsi-di-laurea-magistrale»


[estratto da 
https://www.unisalento.it/didattica/cosa-studiare/corsi-di-laurea-magistrale/-/dettaglio/corso/LM67/governance-euro-mediterranea-delle-politiche-migratorie]

martedì 19 maggio 2015

Campi: quale fine? Teorie e prassi di governance (Firenze, 11.05.2015) - Report

[E.A.] -  Firenze. Si sono conclusi i lavori della Giornata di Studi sul tema "Campi: quale fine? Teorie e prassi di governance", workshop intermedio di progetto che ha visto impegnati diversi studiosi su un tema tanto sensibile quanto urgente come quello delle migrazioni e, in particolare, dei campi di detenzione/internamento. Ospiti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università degli Studi di Firenze, hanno partecipato Franca Alacevich, Pietro Costa, Emilio Santoro, Noemi Gal-Or, Eliana Augusti, Michel Peraldi, Michele Pifferi, Luca Ciabarri, Luigi Pannarale, Luciano Nuzzo, Corrado Punzi, Barbara Pinelli, Danai Angeli, Costantino Di Sante, Antonio M. Morone e Mario Badagliacca.

Pur nella diversità delle sue funzioni, il "campo" è sopravvissuto a se stesso. La resistenza del paradigma ne ha consolidato inevitabilmente le connotazioni coloniali e ne ha confermato la prerogativa di "luogo dell'eccezione" (Costa). La liquidità dei confini statuali, intanto, come segno tangibile del profondo cambiamento dettato dalla tecnologia e dalle migrazioni ha convissuto nel nostro tempo con una vera e propria "drammatizzazione di un confine che non c'è più" e, contestualmente, con la riduzione del campo a misura di sicurezza, nella convinzione che l'ordinamento penale potesse fornire più garanzie di quello amministrativo (Santoro). Una misura di sicurezza, questa del campo, che connota i caratteri dell'arbitrarietà e degrada, nella lezione di Ranelletti, il diritto del migrante a interesse legittimo, riappropriando lo Stato della disciplina del confine e della sua discrezionalità sovrana di accogliere o meno lo straniero (Pifferi). Un'asimmetria che ritorna attuale, quando nella Dichiarazione ONU del '48 ad un diritto alla libertà di movimento non corrisponde un diritto all'accoglienza (Costa). E' necessario ripensare, dunque, in materia di controllo dello straniero e regolamentazione dei flussi, il ruolo dei decision makers attivando nuovi dispositivi, come sicuramente quello del principle of complementarity (Gal-Or), utili a costruire una disciplina efficace e a vagliare le criticità emerse alla ricerca di soluzioni più coerenti. E a proposito di criticità, sono da verificare le politiche di respingimento, deportazione e transito; gli accordi con gli "stati periferici" (d'origine) al fine della ricollocazione dei migranti; la discrezionalità dei funzionari sul diritto di circolazione; le emigrazioni d'èlite come esito di politiche di "discriminazione"(Peraldi); l'inasprimento delle misure come consolidamento di una garlandiana "cultura del controllo" fine a se stessa (Pifferi); la funzionalità di mercato e l'inclusione transitoria (e illusoria) nelle nuove forme di lavoro servile; l'emersione di diritti "limitati" (Pannarale) e "a somma zero" (Santoro) e, comunque, di una funzione simbolica del campo nell'allocazione di questi diritti, di una nuova "cartografia del controllo" (Nuzzo), di una degradazione morfogenetica dell'umano all'animale (Punzi); l'esercizio pervasivo del controllo, l'ambiguità delle sue aperture, la miopia e l' "opacità" delle sue forme in relazione ad un reale desiderio di appartenenza del migrante (Pinelli); l'alternativa tra detenzione e integrazione come sfida d'effectiveness nella gestione della migrazione irregolare (Angeli); le distorsioni delle politiche coloniali, e dei campi come luoghi d'emancipazione o a strategia laboratoriale (Di Sante); la geografia dei luoghi di transito e destinazione (non solo l'Europa, ma anche e soprattutto l'Africa) e la coerenza dei dispositivi ad un modello standardizzato (Morone, Ciabarri). Senza perdere di vista la necessità di portare la riflessione sul lungo passo della storia, resta ad oggi mancata l'occasione di raccogliere il credito delle esperienze di secondo Ottocento sulle strategie "comunitarie" di controllo e assistenza dello straniero (Augusti) e forte il bisogno di recuperare la spazialità del campo come spazialità dinamica, dove a rilevare non è più e soltanto uno spazio confinato, ma di confine, tra interno ed esterno, capace di produrre e subire effetti su e dall'ambiente circostante (Ciabarri).

Utile e prezioso alla riflessione della giornata si è rivelato poi il contributo audio-visivo di Mario Badagliacca, e il suo racconto personale e "a presa diretta" sulla vita dei e nei campi.

Un ringraziamento particolare va a Leila El Houssi, Alberto Tonini e Valentina Pepi, per aver contribuito con cura ed entusiasmo alla buona riuscita dell'iniziativa.

E' in programmazione la pubblicazione dei lavori presentati al workshop per i tipi di Viella (Gennaio 2016). Per ulteriori informazioni, scrivere a mplt.info@libero.it.

ph. Mario Badagliacca


mercoledì 8 aprile 2015

Workshop intermedio FIR - Firenze, 11 maggio 2015




Giornata di Studi
Workshop intermedio FIR 2012

Firenze, 11 Maggio 2015

Università degli Studi di Firenze
Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
Sala 101 - 1° piano, Palazzina D5, Via delle Pandette, 21

(.pdf del programma)


       Il Mediterraneo è stato uno dei più frequentati teatri dei flussi migratori: negli anni ha raccolto, respinto, protetto, perso vite umane, spesso rivelandosi esso stesso come border zone. Strettamente legato a quello delle migrazioni è il tema dei campi, strutture d’internamento “provvisorio” utili a raccogliere e concentrare quei soggetti non espellibili perché privi di un territorio cui poter essere rinviati. I campi come vere e proprie utopie tecnocratiche per il controllo dei migranti, diventano oggi spia dei limiti di un’ospitalità non sempre funzionale ed efficace. La relazione tra campo e stato-nazione riemerge come relazione di crisi, si riattiva la riflessione sul rapporto tra cittadinanza/appartenenza/diritti, e ancora, sovranità/eccezione/inclusione-esclusione/nazione-popolo. Lo straniero ritorna ad essere nemico, e si riaccendono le discussioni su pericolosità sociale, internamento e detenzione.

La strategia discorsiva ha provato a trasformare il problema degli apolidi in un problema di sicurezza per lo stato attraverso la criminalizzazione della non-appartenenza, intesa come diversità etnica, estraneità al corpo etnico della nazione. La questione della “minoranza eccedente” l’ordine politico nazionale è diventata questione “del fuori”. Gli apolidi sono divenuti “fuori legge”. Colui che è etnicamente diverso è diventato nemico esterno.

Il campo è stato così assunto a grado zero dell’esclusione, basata appunto sulla distinzione tra cittadino e straniero. Nessun cittadino, da cittadino, può entrare in un campo; la cittadinanza rappresenta il limite insuperabile per l’internamento amministrativo. La condizione di questi soggetti non è pensabile attraverso le categorie di un diritto che non sia eccezionale, di un diritto in cui la polizia acquisti un ruolo predominante. Il campo, in questa prospettiva, si presenta come lo spazio di un diritto che non è diritto, di una eccezione che diventa regola. Ma non solo. Il campo come paradosso del potere è la forma che assume il controllo mentre si organizza, ed è quella stessa forma che visualizza la crisi. Si parla di challenge of governance, che coinvolge trasversalmente nella riflessione antropologi, sociologi, filosofi e storici del diritto, giuristi e decision makers.  

Il campo rappresenta, al tempo stesso, la crisi di un modello di ordine di cui vuole essere espressione. Dispositivo critico, svolge ad oggi una funzione ambigua nei confronti di uomini e donne non includibili nel diritto come soggetti giuridici o, nella politica, come cittadini di una nazione. Questa funzione si manifesta in pratiche arbitrarie, sottratte al controllo giurisdizionale e affidate alla discrezionalità degli apparati amministrativi dello stato. Il campo di internamento segna di fatto una rottura nell’organizzazione e nell’esercizio del potere degli stati europei e rappresenta un punto di non ritorno non più interpretabile attraverso le categorie poitiche del XVIII secolo. A complicare la riflessione è l’analisi delle situazioni di “campo” in contesti di fragilità o debolezza istituzionale collegati a transizioni statuali dagli esiti incerti. Qui non si tratta dunque più e soltanto di verificare l’adeguatezza delle categorie politiche del diciottesimo secolo, ma di fare i conti con una difficoltà oggettiva di ricorrere a categorie formali tous court, non solo e non propriamente giuridiche.

La funzione dei campi pare sia quella di rendere oggetto di pratiche di controllo una certa popolazione e, sempre in base alla necessità, di proteggere lo stato da una minaccia presunta sulla base di un giudizio preventivo, di un giudizio cioè che precede, anticipa e produce il fatto pericoloso, la violazione di un bene o di un interesse che giustifica la punizione o quanto meno l’applicazione di misure di sicurezza. L’internamento senza processo, senza garanzie, rappresenta una misura di sicurezza da assumere in base a criteri che possono essere etnici, economici, politici o addirittura semplicemente geografici nei confronti di chi è ritenuto in quanto tale pericoloso. È chiaro allora che se la pericolosità si presume deduttivamente da alcune circostanze, non è necessario alcun accertamento giurisdizionale della fondatezza dei provvedimenti di privazione della libertà personale. Oppure, come spesso accade agli immigrati internati nei centri di detenzione italiani, l’accertamento della legittimità del provvedimento di espulsione sulla cui base è stato disposto l’internamento, avviene solo dopo che l’immigrato è stato espulso.

Il workshop si propone di analizzare, verificare e discutere le tematiche esposte attraverso un approccio interdisciplinare che affianchi l’analisi teorica a quella dei casi studio. 

Segreteria scientifica: Eliana Augusti, Antonio Maria Morone, Michele Pifferi
Collaboratori: Valentina Pepi


A Roma, l'Atelier doctoral en «Droit, histoire et sciences sociales» – La mer

Dal 23 al 27 febbraio 2026 si è svolto presso l’École française de Rome l’Atelier doctoral en «Droit, histoire et sciences sociales» –  La m...