lunedì 3 settembre 2018

Parte a Lecce il nuovo CdL in Governance Euro-Mediterranea delle Politiche Migratorie


«Negli ultimi anni l'enorme aumento dei flussi di migranti che si riversano sulle coste italiane e sui confini europei ha determinato la crisi del modello attraverso il quale il fenomeno migratorio è stato regolato. Allo stesso tempo ha svelato l'urgenza di nuove figure professionali in grado di cogliere e conseguentemente di gestire la sua complessità. Appare quindi necessario definire nuove strategie di governance che, da un lato, tengano conto dei diversi profili - giuridici, sociali, economici, storici e geografici - coinvolti; e che, dall'altro, siano finalizzate a realizzare società inclusive, consapevolmente interetniche e interculturali.

Per il raggiungimento di questo obiettivo è necessario un ripensamento profondo dei percorsi formativi universitari all'interno dei quali leggere le trasformazioni in atto ed offrire le risposte adeguate non solo a livello sovranazionale e nazionale, ma anche locale. Il CdSM in Governance euro-mediterranea delle politiche migratorie nasce da questa consapevolezza. Proposto dal Dipartimento di Scienze Giuridiche, ma pensato per intercettare un ampio bacino di utenza (non solo tra i laureati in scienze giuridiche), il corso si apre al contributo didattico e scientifico degli altri dipartimenti per offrire un'offerta formativa innovativa, multi e interdisciplinare, capace, quindi, di coagulare intorno la tema della governance euromediterranea delle politiche migratorie insegnamenti dal taglio giuridico, economico, politico- sociale e storico.

Al tal fine l'offerta formativa, in linea con gli obiettivi della classe di laurea LM-90, prevede un percorso che, partendo dalla definizione giuridica della governance euromediterranea, in ambito comunitario (IUS/14), statale (IUS/08), sovrastatale (IUS/21), locale (IUS/10) e internazionale (IUS/13), si apra allo studio delle questioni economico-politiche, storiche e sociologiche legate al fenomeno migratorio nell'area euro-mediterranea.

Finalizzato a formare esperti nella governance del fenomeno migratorio, tanto a livello locale, quanto a livello nazionale, sovranazionale e transnazionale, il CdSM intende fornire ai suoi studenti gli strumenti necessari per leggere la complessità del fenomeno migratorio, attraverso insegnamenti di carattere storico, economico, geografico, sociologico, e per comprendere le strategie giuridico-politiche attivate per il suo controllo sia sul piano teorico, sia sul piano pratico.

L'offerta formativa prevede, infatti, lo svolgimento di tirocini e stage presso le realtà impegnate sul territorio nell'attività di accoglienza ed integrazione, e la partecipazione ad un laboratorio di euro-progettazione che ha il compito di assicurare gli strumenti necessari per promuovere progetti in materia di immigrazione anche facendo ricorso alle risorse europee.

Gli sbocchi occupazionali che il CdSM intende garantire sono diversi ed investono il piano locale, nazionale e sovranazionale. I suoi laureati potranno infatti accedere alle istituzioni pubbliche nei ruoli di funzionari e dirigenti amministrativi in ambito ministeriale, regionale, locale; ai quadri delle istituzioni sovrastatali con funzioni di elevata responsabilità (Unione Europea, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Consiglio d'Europa); alle organizzazioni non governative attive in campo umanitario; ed infine alle cooperative che lavorano nel settore dell'accoglienza, dell'integrazione (SPRAR, CAS, CIE, HOTSPOT).

L'attivazione di un nuovo corso di laurea magistrale in Governance euro-mediterranea delle politiche migratorie risponde a precise esigenze territoriali. Sebbene infatti la gestione del fenomeno migratorio sia un problema europeo e nazionale, sulle regioni e sui comuni ricade la responsabilità di definire il sistema di accoglienza, primaria e secondaria, che fa capo, con competenze diverse, ai CIE, ai CAS, agli SPRAR, e di offrire i primi servizi sociali rivolti all'integrazione e alla garanzia dei diritti degli immigrati.

Il Salento, da sempre terra di frontiera, e ora, per l'instabilità dell'area mediterranea, al centro delle rotte migratorie, ha quindi enormemente bisogno di esperti in grado di comprendere il fenomeno migratorio e di dare un contributo qualificato agli enti locali e alle realtà cooperative impegnate sul territorio nel sistema dell'accoglienza e dell'integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo e protezione internazionale. A tal fine il loro pieno coinvolgimento (attraverso l'istituzione di un “Comitato di indirizzo”), da un lato, permetterà che il corso risponda realmente alle esigenze del territorio, dall'altro consentirà di creare un ponte diretto tra CdSM e mercato del lavoro, con la possibilità per i futuri studenti di svolgere tirocini e stage presso le strutture convenzionate.
Ulteriori informazioni sono reperibili al seguente link: https://www.unisalento.it/didattica/cosa-studiare/corsi-di-laurea-magistrale»


[estratto da 
https://www.unisalento.it/didattica/cosa-studiare/corsi-di-laurea-magistrale/-/dettaglio/corso/LM67/governance-euro-mediterranea-delle-politiche-migratorie]

lunedì 25 giugno 2018

Una Summer School per promuovere l'approccio multidisciplinare al tema delle politiche migratorie, a Lecce

«L’aumento dei flussi, che ha segnato gli ultimi anni, rende sempre più necessario un profondo ripensamento delle strategie di governance del fenomeno migratorio.
Da un lato, infatti, occorre contrastare la narrazione ideologica e retorica che attribuisce strumentalmente ai flussi il carattere dell’invasione. Dall’altro, invece, occorre approcciarsi al fenomeno migratorio cercando di individuare possibili soluzioni strutturali, tanto a livello politico-statale quanto a livello europeo. Soluzioni politico-normative in linea con la necessità di realizzare società inclusive, consapevolmente interetniche e interculturali, finalizzate all’accoglienza e all’integrazione dei migranti, capaci di operare un superamento dell’ottica emergenziale che, invece, segna da decenni le migration policies (soprattutto in Italia).
In questo scenario, la Summer School Il fenomeno migratorio: per un approccio multidisciplinare si ripropone di fornire le coordinate scientifiche per una generale comprensione della complessità delle questioni legate al fenomeno migratorio e delle responsabilità che da tale complessità scaturiscono.
La Summer School, organizzata in collaborazione con il CdL in Scienze politiche e delle Relazioni Internazionali, il Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo, il Dipartimento di Scienze giuridiche, propone un percorso formativo, dal taglio prettamente multidisciplinare, calibrato sulla comprensione della complessità del fenomeno migratorio nell’area euro-mediterranea e delle politiche italiane ed europee di governance.
Le attività didattiche rispecchiano l’impronta multidisciplinare della Summer School e coinvolgono gli ambiti sociologico, geografico, storico, politico-giuridico ed economico.
Il corso è organizzato da ARCI Lecce ed è dedicato agli operatori nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione, nonché ai professionisti che lavorano nel settore.


Il Programma


23 Luglio:
Ore 10.00 Saluti Istituzionali  
Ore 10.30 Lezioni inaugurali
Modera: Attilio Pisanò (Università del Salento)
Fabio Pollice (Università del Salento),  Il Mediterraneo come regione migratoria
Luigi Melica (Università del Salento), Le politiche di assistenza e di integrazione dei richiedenti protezioni internazionale a  confronto: Italia, Regno Unito e Germania
* alle ore 12.00 è previsto un coffee break;
Ore 13.30 Pausa Pranzo 
Ore 15.30 Dibattitto partendo da Razzismi, Discriminazioni e disuguaglianze. Annali e ricerche sull’Italia Contemporanea, a cura di Alfredo Alietti, Mimesis, 2017
Interviene: Alfredo Alietti (Università di Ferrara)
Discussant: Antonio Ciniero (Università del Salento);
Ore 17.00 Dibattito partendo da Il controllo dello straniero. I “campi” dall’Ottocento ad oggi, a cura di Eliana Augusti, Antonio M. Morone, Michele Pifferi, Viella, 2017
Intervengono: Francesca Lamberti (Università del Salento), Eliana Augusti (Università del Salento), Antonio M. Morone (Università di Pavia)
Modera: Daniele De Luca (Università del Salento)

24 Luglio:
Ore 10.00   Tavola Rotonda
Accoglienza o esclusione? Ricadute socio-economiche e contraddizioni dell’attuale gestione delle politiche migratorie 
Modera: Antonio Ciniero (Università del Salento)
Intervengono:
Guglielmo Forges Davanzati (Università del Salento), Disuguaglianze distributive e migrazioni
Monica McBritton (Università del Salento), Migrazioni economiche e normativa italiana 
Claudia Sunna (Università del Salento), Dinamica demografia e migrazioni internazionali di lavoro. Una riflessione alla luce dell’economia dello sviluppo
* alle ore 12.00 è previsto un coffee break;
Ore 13.30 Pausa pranzo
Ore 15.30 Il diritto di migrare nella normativa europea e internazionale 
Modera: Avv. Marco D’Antonio (ARCI)
Giuseppe Gioffredi (Università del Salento), Migrazioni nel Mediterraneo e diritti umani
Giuseppe Morgese (Università di Bari), La solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione Europea in materia di migrazione ed asilo

25 Luglio:
Ore 10.00 Immigrazione e diritto d’asilo tra politica e diritto
Modera: Attilio Pisanò (Università del Salento)
Federico Russo (Università del Salento), Padroni a casa nostra: l’irresistibile ascesa dei partiti anti-immigrati
Nico Grasso (Università del Salento), Il diritto d’asilo nell’ordinamento costituzionale italiano
* alle ore 12.00 è previsto un coffee break; 
Ore 12.30 Dibattito partendo da Corto Maltese e la poetica dello straniero, di Stefano Cristante, Mimesis Edizioni, 2016.
Interviene: Stefano Cristante (Università del Salento) 
Ore 13.30 Pausa Pranzo 
Ore 15.30 Tavoli tematici (World Cafè) e restituzione finale a cura di ARCI Lecce
Interviene Filippo Miraglia (Arci Nazionale)
Ore 18.00  Fine dei lavori e consegna attestati»

[Estratto da:
 http://www.arci.le.it/2018/07/23/summer-school-2018-le-politiche-migratorie-tra-inclusione-ed-esclusione-sociale/]


martedì 28 marzo 2017

Novità editoriali: uno studio sul "campo"

Appena uscito per i tipi di Viella, Il controllo dello straniero. I "campi" dall'Ottocento a oggi (curato da E. Augusti, A.M. Morone e M. Pifferi), il volume raccoglie contributi di diversi profili disciplinari, dalla storia del diritto e dell'Africa alla filosofia, all'antropologia, nello scopo condiviso di tracciare una storia del "campo", individuarne peculiarità e limiti, e immaginarne un futuro, mantenendo il focus sull'Europa, sull'Italia, sul Mediterraneo e l'area maghrebina, e sulla Libia, in particolare. 

I fatti del nostro tempo ci hanno assuefatto all'emergenza e i campi di detenzione ne sono la prova. 
Predisposti in un contesto di necessità e di urgenza, presentati come dispositivi temporanei, nell'assenza di politiche virtuose di controllo degli stranieri, hanno finito col trasformarsi in luoghi/non-luoghi di margine e disintegrazione morale, deformazioni permanenti dell'equilibrio politico, giuridico e sociale di un ordinamento.

Il volume raccoglie i saggi di:

Pietro Costa, Il "campo": un paradigma? Introduzione
Luciano Nuzzo, La politica dei campi e i campi del diritto
Eliana Augusti, Protezione, sicurezza, assistenza, solidarietà. Politiche internazionali di controllo dello straniero in Europa tra Otto e Novecento
Michele Pifferi, Controllo dei confini e politiche di esclusione tra Otto e Novecento
Costantino Di Sante, I campi di concentramento del fascismo in Libia. Tra politica di controllo delle popolazioni e repressione
Michel Péraldi, Le Maghreb, laboratoire des nouvelles migrations
Luca Ciabarri, Lo spazio sociale dei campi rifugiati in Africa: teorie e casi di studio
Antonio M. Morone, Prigionia e deportazione nella Libia post Gheddafi
Barbara Pinelli, Confini d'Europa e scivolamenti nella forma campo. Pervasività e opacità nel controllo dei rifugiati
Luigi Pannarale, I diritti limitati. Riflessioni a margine di una ricerca sui Cie in Puglia
Corrado Punzi, Zoografie migratorie: il campo e la questione dell'animale




martedì 29 novembre 2016

A Lecce, per concludere

Il prossimo 12 dicembre, a Lecce, presso la Sala Conferenze del Rettorato dell'Università del Salento, si svolgeranno i lavori conclusivi del progetto di ricerca FIR 2012 Politiche migratorie e legal transplant nel Mediterraneo: strategie di controllo tra colonialismo e postcolonialismo. Il Workshop internazionale, articolato nelle quattro sessioni dei confini, delle migrazioni, dei trapianti e delle contaminazioni, vedrà confrontarsi su un tavolo comune studiosi appartenenti a sensibilità disciplinari diverse. I lavori inizieranno alle ore 9.00 e si protrarranno fino alle ore 19.30. L'evento è dedicato al ricordo del prof. Aldo Mazzacane.

Per scaricare il pdf della locandina cliccare qui

mercoledì 26 ottobre 2016

Si continua con PASSAGGI


[Lecce] Mercoledì, 9 novembre 2016, presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università del Salento, dopo la pausa estiva, riparte l'iniziativa seminariale Passaggi 2016, ultima edizione in programma, in concomitanza con la chiusura dei lavori del progetto di ricerca FIR 2012. Ospite del primo incontro, Gustavo Gozzi - Università di Bologna (Diritto coloniale e diritto internazionale. Passato e presente dell'eredità coloniale). Si continuerà con gli appuntamenti del 21 novembre, con Cristina Vano - Università di Napoli "Federico II" (Addomesticare lo straniero. Traduzioni e contaminazioni culturali nella storia giuridica europea del XIX secolo), del 5 dicembre, con Randall Lesaffer - Tilburg University (Too much history. From war as sanction to the sactioning of war) e del 13 dicembre, con Pierangelo Schiera - Università di Trento (Lo Stato tra ordine e melancolia). I seminari si svolgeranno nell'ambito dei corsi di Storia del diritto medievale e moderno e Storia del diritto moderno e contemporaneo di Luigi Nuzzo e del progetto FIR Politiche migratorie e legal transplant nel Mediterraneo: strategie di controllo tra colonialismo e post-colonialismo coordinato da Eliana Augusti. 

venerdì 10 giugno 2016

Citazioni - Dirk Hoerder (2002)


La migrazione  può essere volontaria, coatta o forzata. Ogni scelta migratoria è “libera” soltanto entro i vincoli macroeconomici della società di origine, i limiti giuridici frapposti dalle nazioni di destinazione e le capacità di coprire le spese del viaggio. Al microlivello degli individui, i migranti sono stati considerati come autonomi nel prendere la decisione di partire oppure si è ritenuto che agissero dietro la spinta di una propensione al viaggio tipica dell’età o del loro particolare gruppo etnoculturale oppure sono stati classificati lungo una scala che allinea personalità naturalmente estroverse e pronte ad esplorare con altre invece attaccate al conosciuto e al tradizionale […] Carteggi e fonti orali mostrano come famiglie disperse in più continenti mantengano relazioni efficienti e discutano pro e controdelle loro scelte in termini di costi e ricavi sia economici sia affettivi. Decisioni “libere” vengono prese all’interno di reticoli, di flussi informativi e di percezioni delle opportunità e dei condizionamenti socioeconomici. Le migrazioni non libere indicano relazioni di potere particolarmente ineguali. Le migrazioni forzate – come nel caso della schiavitù in Africa o del lavoro coatto in Europa al tempo della guerra – costringono strettamente la soggettività di uomini e donne ridotti in prigionia. Giorno dopo giorno resistenza ed episodi di fuga avvengono sotto la minaccia di punizioni violente o anche di soppressione fisica. La sopravvivenza, tuttavia, dipendeva dalla capacità di ricreare culture specifiche diverse da quelle dei padroni. Le migrazioni coatte riducono drasticamente la libertà di scelta riguardo alla partenza ma consentono qualche capacità di scelta dopo l’arrivo nella nuova destinazione. I rifugiati, ad esempio cercano di scegliere una meta d’arrivo, tenendo conto dei vincoli opposti dalle distanze e dai criteri di ammissione. Nei paesi che li accolgono devono entrare in mercati del lavoro segmentati per guadagnarsi da vivere a meno che non sia prevista o politicamente obbligata la loro permanenza in campi profughi o la loro dipendenza da trasferimenti in denaro [1] 




[1] D. Hoerder, Cultures in Contact. World Migrations in the Second Millennium, Duke University Press, Durham-London 2002, p. 15.

giovedì 10 marzo 2016

A Pavia si discute di Libia

Il 3 e il 4 marzo 2016 si è svolto a Pavia il Convegno internazionale dal titolo "La Libia al crocevia tra Africa e Mediterraneo" (segreteria scientifica di Antonio Maria Morone - Università degli Studi di Pavia, e Ali Bensaad - IDEMEC, Université de Aix-Marseille). Oggetto di discussione i temi della migrazione, dei flussi e quello connesso della sicurezza, dei cambi di regime e delle politiche di gestione della crisi migratoria, delle rotte migratorie e dei confini, con un'attenzione particolare ai rapporti tra Italia e Libia. Il convegno è stata anche l'occasione per presentare il progetto etnografico Dopo l'approdo. Un racconto per immagini e parole sui richiedenti asilo in Italia, a cura di Barbara Pinelli, Antonio Maria Morone e Luca Ciabarri. Ad aprire e chiudere i lavori, le lezioni magistrali di Catherine Withol de Wenden (CERI, SciencesPo, Paris) Il diritto di migrare e la crisi dei rifugiati nell'UE e Edouard Conte (Université de Fribourg, Swisse), La double vulnerabilità juridique des réfugiés du Proche-Orient et d'Afrique du Nord: conflits de droit et de genre. I lavori si collocano all'interno delle iniziative FIR dell'unità pavese. Al link il programma completo.

martedì 19 maggio 2015

Campi: quale fine? Teorie e prassi di governance (Firenze, 11.05.2015) - Report

[E.A.] -  Firenze. Si sono conclusi i lavori della Giornata di Studi sul tema "Campi: quale fine? Teorie e prassi di governance", workshop intermedio di progetto che ha visto impegnati diversi studiosi su un tema tanto sensibile quanto urgente come quello delle migrazioni e, in particolare, dei campi di detenzione/internamento. Ospiti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università degli Studi di Firenze, hanno partecipato Franca Alacevich, Pietro Costa, Emilio Santoro, Noemi Gal-Or, Eliana Augusti, Michel Peraldi, Michele Pifferi, Luca Ciabarri, Luigi Pannarale, Luciano Nuzzo, Corrado Punzi, Barbara Pinelli, Danai Angeli, Costantino Di Sante, Antonio M. Morone e Mario Badagliacca.

Pur nella diversità delle sue funzioni, il "campo" è sopravvissuto a se stesso. La resistenza del paradigma ne ha consolidato inevitabilmente le connotazioni coloniali e ne ha confermato la prerogativa di "luogo dell'eccezione" (Costa). La liquidità dei confini statuali, intanto, come segno tangibile del profondo cambiamento dettato dalla tecnologia e dalle migrazioni ha convissuto nel nostro tempo con una vera e propria "drammatizzazione di un confine che non c'è più" e, contestualmente, con la riduzione del campo a misura di sicurezza, nella convinzione che l'ordinamento penale potesse fornire più garanzie di quello amministrativo (Santoro). Una misura di sicurezza, questa del campo, che connota i caratteri dell'arbitrarietà e degrada, nella lezione di Ranelletti, il diritto del migrante a interesse legittimo, riappropriando lo Stato della disciplina del confine e della sua discrezionalità sovrana di accogliere o meno lo straniero (Pifferi). Un'asimmetria che ritorna attuale, quando nella Dichiarazione ONU del '48 ad un diritto alla libertà di movimento non corrisponde un diritto all'accoglienza (Costa). E' necessario ripensare, dunque, in materia di controllo dello straniero e regolamentazione dei flussi, il ruolo dei decision makers attivando nuovi dispositivi, come sicuramente quello del principle of complementarity (Gal-Or), utili a costruire una disciplina efficace e a vagliare le criticità emerse alla ricerca di soluzioni più coerenti. E a proposito di criticità, sono da verificare le politiche di respingimento, deportazione e transito; gli accordi con gli "stati periferici" (d'origine) al fine della ricollocazione dei migranti; la discrezionalità dei funzionari sul diritto di circolazione; le emigrazioni d'èlite come esito di politiche di "discriminazione"(Peraldi); l'inasprimento delle misure come consolidamento di una garlandiana "cultura del controllo" fine a se stessa (Pifferi); la funzionalità di mercato e l'inclusione transitoria (e illusoria) nelle nuove forme di lavoro servile; l'emersione di diritti "limitati" (Pannarale) e "a somma zero" (Santoro) e, comunque, di una funzione simbolica del campo nell'allocazione di questi diritti, di una nuova "cartografia del controllo" (Nuzzo), di una degradazione morfogenetica dell'umano all'animale (Punzi); l'esercizio pervasivo del controllo, l'ambiguità delle sue aperture, la miopia e l' "opacità" delle sue forme in relazione ad un reale desiderio di appartenenza del migrante (Pinelli); l'alternativa tra detenzione e integrazione come sfida d'effectiveness nella gestione della migrazione irregolare (Angeli); le distorsioni delle politiche coloniali, e dei campi come luoghi d'emancipazione o a strategia laboratoriale (Di Sante); la geografia dei luoghi di transito e destinazione (non solo l'Europa, ma anche e soprattutto l'Africa) e la coerenza dei dispositivi ad un modello standardizzato (Morone, Ciabarri). Senza perdere di vista la necessità di portare la riflessione sul lungo passo della storia, resta ad oggi mancata l'occasione di raccogliere il credito delle esperienze di secondo Ottocento sulle strategie "comunitarie" di controllo e assistenza dello straniero (Augusti) e forte il bisogno di recuperare la spazialità del campo come spazialità dinamica, dove a rilevare non è più e soltanto uno spazio confinato, ma di confine, tra interno ed esterno, capace di produrre e subire effetti su e dall'ambiente circostante (Ciabarri).

Utile e prezioso alla riflessione della giornata si è rivelato poi il contributo audio-visivo di Mario Badagliacca, e il suo racconto personale e "a presa diretta" sulla vita dei e nei campi.

Un ringraziamento particolare va a Leila El Houssi, Alberto Tonini e Valentina Pepi, per aver contribuito con cura ed entusiasmo alla buona riuscita dell'iniziativa.

E' in programmazione la pubblicazione dei lavori presentati al workshop per i tipi di Viella (Gennaio 2016). Per ulteriori informazioni, scrivere a mplt.info@libero.it.

ph. Mario Badagliacca


mercoledì 8 aprile 2015

Workshop intermedio FIR - Firenze, 11 maggio 2015




Giornata di Studi
Workshop intermedio FIR 2012

Firenze, 11 Maggio 2015

Università degli Studi di Firenze
Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
Sala 101 - 1° piano, Palazzina D5, Via delle Pandette, 21

(.pdf del programma)


       Il Mediterraneo è stato uno dei più frequentati teatri dei flussi migratori: negli anni ha raccolto, respinto, protetto, perso vite umane, spesso rivelandosi esso stesso come border zone. Strettamente legato a quello delle migrazioni è il tema dei campi, strutture d’internamento “provvisorio” utili a raccogliere e concentrare quei soggetti non espellibili perché privi di un territorio cui poter essere rinviati. I campi come vere e proprie utopie tecnocratiche per il controllo dei migranti, diventano oggi spia dei limiti di un’ospitalità non sempre funzionale ed efficace. La relazione tra campo e stato-nazione riemerge come relazione di crisi, si riattiva la riflessione sul rapporto tra cittadinanza/appartenenza/diritti, e ancora, sovranità/eccezione/inclusione-esclusione/nazione-popolo. Lo straniero ritorna ad essere nemico, e si riaccendono le discussioni su pericolosità sociale, internamento e detenzione.

La strategia discorsiva ha provato a trasformare il problema degli apolidi in un problema di sicurezza per lo stato attraverso la criminalizzazione della non-appartenenza, intesa come diversità etnica, estraneità al corpo etnico della nazione. La questione della “minoranza eccedente” l’ordine politico nazionale è diventata questione “del fuori”. Gli apolidi sono divenuti “fuori legge”. Colui che è etnicamente diverso è diventato nemico esterno.

Il campo è stato così assunto a grado zero dell’esclusione, basata appunto sulla distinzione tra cittadino e straniero. Nessun cittadino, da cittadino, può entrare in un campo; la cittadinanza rappresenta il limite insuperabile per l’internamento amministrativo. La condizione di questi soggetti non è pensabile attraverso le categorie di un diritto che non sia eccezionale, di un diritto in cui la polizia acquisti un ruolo predominante. Il campo, in questa prospettiva, si presenta come lo spazio di un diritto che non è diritto, di una eccezione che diventa regola. Ma non solo. Il campo come paradosso del potere è la forma che assume il controllo mentre si organizza, ed è quella stessa forma che visualizza la crisi. Si parla di challenge of governance, che coinvolge trasversalmente nella riflessione antropologi, sociologi, filosofi e storici del diritto, giuristi e decision makers.  

Il campo rappresenta, al tempo stesso, la crisi di un modello di ordine di cui vuole essere espressione. Dispositivo critico, svolge ad oggi una funzione ambigua nei confronti di uomini e donne non includibili nel diritto come soggetti giuridici o, nella politica, come cittadini di una nazione. Questa funzione si manifesta in pratiche arbitrarie, sottratte al controllo giurisdizionale e affidate alla discrezionalità degli apparati amministrativi dello stato. Il campo di internamento segna di fatto una rottura nell’organizzazione e nell’esercizio del potere degli stati europei e rappresenta un punto di non ritorno non più interpretabile attraverso le categorie poitiche del XVIII secolo. A complicare la riflessione è l’analisi delle situazioni di “campo” in contesti di fragilità o debolezza istituzionale collegati a transizioni statuali dagli esiti incerti. Qui non si tratta dunque più e soltanto di verificare l’adeguatezza delle categorie politiche del diciottesimo secolo, ma di fare i conti con una difficoltà oggettiva di ricorrere a categorie formali tous court, non solo e non propriamente giuridiche.

La funzione dei campi pare sia quella di rendere oggetto di pratiche di controllo una certa popolazione e, sempre in base alla necessità, di proteggere lo stato da una minaccia presunta sulla base di un giudizio preventivo, di un giudizio cioè che precede, anticipa e produce il fatto pericoloso, la violazione di un bene o di un interesse che giustifica la punizione o quanto meno l’applicazione di misure di sicurezza. L’internamento senza processo, senza garanzie, rappresenta una misura di sicurezza da assumere in base a criteri che possono essere etnici, economici, politici o addirittura semplicemente geografici nei confronti di chi è ritenuto in quanto tale pericoloso. È chiaro allora che se la pericolosità si presume deduttivamente da alcune circostanze, non è necessario alcun accertamento giurisdizionale della fondatezza dei provvedimenti di privazione della libertà personale. Oppure, come spesso accade agli immigrati internati nei centri di detenzione italiani, l’accertamento della legittimità del provvedimento di espulsione sulla cui base è stato disposto l’internamento, avviene solo dopo che l’immigrato è stato espulso.

Il workshop si propone di analizzare, verificare e discutere le tematiche esposte attraverso un approccio interdisciplinare che affianchi l’analisi teorica a quella dei casi studio. 

Segreteria scientifica: Eliana Augusti, Antonio Maria Morone, Michele Pifferi
Collaboratori: Valentina Pepi


A Roma, l'Atelier doctoral en «Droit, histoire et sciences sociales» – La mer

Dal 23 al 27 febbraio 2026 si è svolto presso l’École française de Rome l’Atelier doctoral en «Droit, histoire et sciences sociales» –  La m...